Come ho avuto gli attacchi di panico
Non avrei mai pensato di avere così paura... di morire!
E' successo 9 mesi fa, e ripercorrerlo oggi mi mette lo stomaco sottosopra, ma dovevo farlo.
Hai mai fatto 4 ingressi al pronto soccorso in un mese? Io sì.
Te ne parlo perché volevo scriverlo da qualche parte prima o poi, e tutto questo mi ha cambiato, anche se vorrei aver scoperto certe cose senza provare 6 mesi di paura continua, e alla fine ti spiego anche come puoi fare per evitarlo, perché può succedere a chiunque.
Il racconto è lungo, però può cambiarti la vita. Hai iniziato a leggere, non ti costa nulla arrivare fino in fondo, sono sicuro che apprezzerai e per questo ti ringrazio.
È iniziato con le terme
Avevamo programmato di trascorrere un fine settimana all'insegna del relax dopo i primi tre mesi dell'anno un po' impegnativi, e in particolare mi era successo proprio un venerdì di tornare a casa da lavoro a pranzo, perché avevo una costante palpitazione al petto che non smetteva. Mi ricordo benissimo che ero a lavoro, e questo battito era più accentuato del normale, quindi cerco in internet e trovo le cause più disparate: dalla pressione alta a problemi mortali... chiudiamo tutto e non pensiamoci!
Esco a fare due passi perché l'unica cosa utile che avevo trovato era camminare per far scendere la (probabile) pressione alta, ma non passa nulla. Interrompo lavoro. Torno a casa dopo aver pranzato in ufficio e mi riposo.
Il fine settimana
Fra il 29 e 30 marzo 2025 ero alle terme con Nicoletta (mia moglie) e una coppia di amici, Gianluca e Alessandra, che sono stati tra l'altro 2 fra i nostri 4 testimoni di nozze oltre ad Andrea e Daniela.
Il sabato si parte verso Montegrotto Terme, in provincia di Padova, a una ventina di km da dove abito, e ci si rilassa chiacchierando normalmente tra amici. Gianluca e Alessandra erano venuti solo il sabato in giornata, io e Nicoletta eravamo rimasti a cenare all'hotel perché avevamo prenotato per 2 giorni. Tra le tante fortune, a cena non avevo fame e dopo un antipasto sono salito in camera con la nausea. Solo dopo ho pensato che avevo insistito forse un po' troppo con l'idromassaggio sulla pancia 🤦♂️ (ma questa è solo una mia supposizione).
La domenica tutto tranquillo, si torna a casa, si cena, andiamo in divano e, giusto per svagarmi un po' prima di ricominciare la settimana, mi metto a giocare con un videogioco. Stavo giocando a Control su pc.
Dopo un po' sento questa tachicardia di sottofondo che parte, con un ritmo costante, ma non così pesante da preoccuparsi, ma neanche poi tanto normale. Spengo tutto e andiamo a letto verso mezzanotte. Ecco che non riesco a dormire.
Me la ricordo ancora quella sera, perché mi giravo sul letto senza trovare una posizione che nascondesse quella palpitazione. La sentivo sempre, lieve, ma costante. Non riesco a dormire, mi rigiro di nuovo e dopo un po' penso "ho qualcosa, non è normale!". Guardo la sveglia e sono le 1 spaccate. Mi alzo e dico a Nicoletta che non mi sento tranquillo e preferisco andare a farmi un controllo al pronto soccorso, per "sicurezza".
Lei: "Vuoi che ti porti io?"
Io: "No tranquilla, vado da solo..."
Chi è così premuroso nel non voler disturbare gli altri anche in casi simili?? Io ovviamente!
Mi vesto: giubbotto, portafogli, telefono, tessera sanitaria... pronto!
Aumenta la tensione, quindi scendo le scale, apro il garage, esco con l'auto, chiudo il garage e nel mentre, probabilmente per il fatto di essermi alzato dal letto di fretta e aver accelerato sempre di più, sento crescere anche la palpitazione. Parto con l'angoscia che devo fare presto e dopo neanche 100 metri sento un calore pazzesco a braccia, mani e gambe! Che diavolo è??
Inchiodo, faccio retromarcia e torno davanti casa e salgo su.
Vado in camera e Nicoletta che mi ha sentito rientrare subito alza la testa e mi dice: "Cosa c'è??"
Io: "Portami tu per favore, non me la sento!"
Non avevo nè il coraggio nè il tempo di spiegare tutto questo, ero in panico!
Via al pronto soccorso
Mentre sono in auto come passeggero sono più tranquillo, ma molto preoccupato. Ho il fiatone, mille pensieri (tutti negativi ovviamente!) e quando arriviamo spiego al tizio in reception che nel frattempo avevo anche formicolio su due dita della mano sinistra e palpitazioni: eccomi assegnato il codice arancione! 🟠
Ho scoperto che se hai problemi al cuore o di respirazione ti assegnano il codice arancione, poco prima del rosso.
A questo punto, con una cosa mai successa prima, calore improvviso su mani e gambe, paura, tachicardia che non si ferma, formicolio alla mano sinistra, che cosa si può pensare?? A un infarto!
Entro dopo pochissimo tempo e iniziano a farmi qualche domanda ed esami di routine: pressione, elettrocardiogramma e poi esami del sangue.
In quel momento arrivo a tranquillizzarmi dopo 30 minuti.
Arrivano con calma gli esiti: pressione nella norma, elettrocardiogramma a posto (il cuore sta bene), gli esami del sangue a posto, a parte un po' di carenza di potassio.
Iniziano gli scherzi della mente
Ora chiedo a te: ma con questi esami e quello che ho avuto, dove ti concentreresti? Sul potassio! Sì, perché leggi in internet che il potassio basso provoca spasmi muscolari fino ad arrivare a aritmia cardiaca.
Chiariamolo: il livello di potassio era a 3.0, mentre la soglia di sicurezza è fra 4.0 e 5.0. Prima che il corpo abbia problemi credo debba scendere a 1.0 almeno, ma quando ci si informa in autonomia su cose mediche si fanno di quei viaggi mentali... (sbagliati).
"Ecco, è il potassio sicuramente!" ho pensato.
Infatti sono stato dimesso con una ricetta per un integratore di potassio.

Era questo il problema? No, ma poi ti dirò perché è importante questa parte.
Inizia un po' di auto-guarigione, come cercano di fare tutti: Nicoletta mi prende delle gocce da erboristeria per ansia e stress, perché lei aveva la sua diagnosi: "Sei un po' stanco, sarà stress... riposati e riprendi con calma".
La calma prima della tempesta
Le due settimane dopo sono state piuttosto tranquille, direi forzatamente, perché non avevo proprio voglia di riprovare quella sensazione.
Tu che avresti fatto? La diagnosi era "solo" potassio basso, ma l'esperienza è stata spaventosa!
Avevo fatto anche una seduta da Dayhana, una professionista che fa trattamenti olistici seguendo le discipline orientali. Mi aveva insegnato le respirazioni con il diaframma, anche se le conoscevo ma non le avevo mai messe in pratica prima d'ora. Prima di uscire mi aveva detto delle parole importanti: "Ogni tanto lascia andare... anche se scappa qualche vaffa*****."
Ritroverò questo mantra in mille occasioni più avanti e aveva ragione, ma devi sbatterci male sulle cose prima di capire!
Non era ancora arrivata la tempesta, ma giusto per complicare le cose, sabato 12 aprile ero andato da solo a San Pietro in Valle (Verona) a una risottata con vari gruppi Linux, un'attività di volontariato e attivismo che ho ripreso a svolgere da 3 anni creando un gruppo locale, e da aprile 2024 sono anche direttore dell'associazione nazionale di Italian Linux Society (https://ils.org), e quel sabato c'era l'assemblea dei soci per approvare il bilancio. Io non avevo trovato nessuno con cui andarci, per cui sono partito in macchina da solo. Dovevo anche parlare di fronte a un bel po' di gente, sia in presenza che da remoto, e non avevo preparato granché e non mi ero nemmeno coordinato con il gruppo. Alè!
Il viaggio più tragico che potevo fare: 60 km di andata + 60 km di ritorno, per un totale di 1+1 ore di strada, in macchina, per strade normali (no autostrada)... da solo... dopo quello che avevo avuto.
Se ci ripenso ora dico: che cog****e!
Infatti, a metà strada, riprende la tachicardia. Ecco, sono un c*******... Non l'ho detto a nessuno prima del termine di quel giorno perché non volevo far preoccupare le persone a me vicine, ma mi sono fermato, ho accostato davanti un negozio, ho aperto la portiera dell'auto e ho steso il sedile e fatto un po' di respirazioni. Dopo 20 minuti di calma e rilassamento ho pensato di proseguire. Avevo anche valutato se avesse senso girarmi e tornare a casa, però mancavano 15km su 60, quindi:
- era meglio arrivare lì e partecipare, col rischio di stare peggio davanti a tutta quella gente?
- era meglio tornare a casa viaggiando per tre quarti d'ora e sopportare il peso di una rinuncia all'ultimo, pensando che non mi avrebbero capito?
Oltre a questi pensieri stavo guardando con la coda dell'occhio se il titolare del negozio mi stesse osservando, perché stavo pensando a quei problemi e temevo anche che mi rompesse le scatole o che pensasse male di me che stavo parcheggiando da un quarto d'ora lì, davanti il suo ingresso vuoto.
Ma fra tutti i pensieri, in queste occasioni, ha senso farsi anche queste paranoie??
Dopo l'evento sono tornato a casa, ho riposato ma ho continuato a pensarci.
La tempesta
Lunedì 14 aprile dopo cena ho ancora quella tachicardia costante, e così decido di andare da solo in auto al pronto soccorso. Alle 21. Ero convinto.
Controlli di routine, ri-spiego il problema a nuovi medici, soliti esami, tutto ok, stavolta anche il potassio.
Cavolo, e io che pensavo che il potassio fosse il problema...
E ora quindi? Che cos'è?
Ma perché dopo che sto in pronto soccorso sembra calmarsi tutto?
Ero tornato a casa dopo due ore, ho fatto presto, ma ci stavo capendo meno di prima. E intanto la mente rumina...
Nel frattempo avevo smesso di andare agli allenamenti di calcio, tanto la stagione era ormai finita e non me la sentivo, dovevo riposare.
Martedì 15: la sera ho poco appetito, vado a letto. Torna quel battito e a quel punto: panico!
"Nicoletta... puoi chiamare il 118? Per favore! Non so cos'ho, non mi passa, mi sembra di averlo sempre di più e non mi fido ad andarci"
Lei: "Ma dai, tranquillo, ti porto io. Ce la fai a vestirti?"
Io: "Non lo so, mi batte... Per favore, chiama il 118, non so se è meglio che vengano loro stavolta!"
Lei: "Ma tanto ora che li chiamo e che arrivano... Facciamo prima noi..."
Io: "No, per favore, fammi un favore... chiamali! Voglio che vengano loro, non me la sento a muovermi!"
Ero lì a letto, immobilizzato e impaurito. Tu che avresti fatto con quei battiti che continuavano a palpitare, a tratti, spesso verso sera e che non capivi cos'erano?
Arrivano quelli del 118, entrano in camera, mi misurano la pressione, poi il cuore, la temperatura del corpo... apparentemente tutto nella norma, ma mi fanno vestire e mi accompagnano sull'ambulanza, dove mi hanno legato al lettino, e mi sono guardato tutto il trasporto, ho sentito tutte le buche, la guida piuttosto buona dell'autista, fino al pronto soccorso. Vedo che aprono le porte sul retro, mi tirano giù e mi mettono su qualcosa con le ruote, tutto molto delicatamente, mi registrano e dopo un po' entro. Fanno altri esami, cuore tutto ok, un dottore un po' scorbutico mi vuole quasi mandare a casa perché "è la terza volta che accede e non ha nulla, cosa vuole che le controlliamo? Non ha niente..."
Ecco: questo momento mi ha infastidito all'inverosimile! Scusa, ma se sono venuto 3 volte al pronto soccorso con la tachicardia, secondo te me la sono inventata? Mi diverto a venire qua? Pazzesco.
Ma la ripicca del medico è stata questa: "se vuole le facciamo altri esami che non le abbiamo fatto la scorsa volta, ma dovrà aspettare un bel po'"
"Certo" gli dico io, "devo avere qualcosa sicuramente".
E lui: "Vabbè sig. Lovato, ha vinto 5 ore di pronto soccorso!"
Ci mancava solo un "tiè" alla fine da come me l'ha detto. Complimenti, molto professionale!
Alla fine ho dormito nel lettino, poi arriva la diagnosi: negativa! Niente di niente. Erano le 5 del mattino e mi mandano a casa. Mi chiede un'infermiera se avevo qualche dolore o fastidio, le ho risposto:
"Sì, qui sul petto"
Lei: "Ma dove di preciso?"
e io: "Non capisco bene dove... tipo qua sul petto... è un po' diffuso...".
Niente, dimesso. D'altronde ero anche stanco per iniziare una discussione. Avevo paura di tornare a casa perché dopo 3 volte al pronto soccorso nessuno mi aveva ancora spiegato cosa avevo.
Mi auguro veramente non ti capiti mai una situazione del genere.
Il medico di base
Il giorno dopo vado dal mio medico di base: niente di particolare, un po' d'ansia secondo lui, ed ecco prescritte delle gocce da prendere 2-3 volte al giorno. La terza alla sera prima di dormire. Ok, ha senso, magari serve per rilassarsi e dormire tranquilli. Non sono farmaci, sono estratti di biancospino che sembrano rilassare per chi è stressato.

Mi ha prescritto anche di tenere l'holter per 24 ore. E' un marchingegno che misura i battiti del cuore, non è invasivo, devi tenere questo aggeggio sotto la maglia con tutti gli elettrodi attaccati al petto per un giorno intero. Registra tutto e poi analizzano.
Risultato? Niente di rilevante, tutto in ordine.
Aspetta...
So che può sembrare un film molto lungo, e stiamo arrivando a chi è il "colpevole".
Mi spiace ripercorrere tutto questo, sia per me perché quando ho iniziato a scriverlo avevo un magone... ma anche per te, perché non vorrei ti preoccupassi troppo, ma non devi farlo.
Atto ultimo: la scoperta
Il primo maggio era di giovedì, un ponte perfetto. Festa dall'1 al 4.
Il primo maggio io e Nicoletta decidiamo di andare a Torri di Quartesolo (Vicenza) al The Space Cinema a vedere Operazione Vendetta, un film con Rami Malek (il protagonista della serie di Mr. Robot). Sto bene (pensavo), guido io.

Prima di imboccare l'autostrada ricomincia un simpatico sottofondo di palpitazione (di nuovo), faccio finta di non pensarci, non ricordo se l'ho detto a Nicoletta prima o dopo che si alzasse la sbarra del casello, ma appena supero il casello e accelero arrivo ai 100 km/h e le palpitazioni aumentano. Quasi sudo, mi manca l'aria, ora glielo dico.
Niente da fare, accosto!
Piego il sedile indietro, faccio le respirazioni diaframmatiche, ma non me la sento di continuare.
Avevo preso i biglietti online, quelli che costavano di più, nei posti centrali, ma in quel momento chissenefrega, voglio tornare a casa.
Nicoletta decide di guidare al primo casello, esce e torniamo indietro. Ha rischiato perché non aveva con sè la patente 🫢
Amen.
Arriva il fine settimana e puntualmente domenica 4 maggio alle 22 di nuovo in divano partono le palpitazioni, agitazione, ansia, l'aria che sembra mancare.
Mi stendo e chiedo di nuovo a Nicoletta di chiamare il 118.
Non ne potevo più!
Cosa dovevo fare?
Quando è arrivato il medico ha chiesto cosa avevo, ha sentito che sono entrato già 3 volte e ha chiesto cosa mi ha ordinato il medico. Quando ha visto le gocce di biancospino ha sbottato con:
"Ma ste qua le xe erbette de campo! Ma non se poe! Ma cossa ve gao dà el medico? Se te soffri de ansia ghe vole un medicinale, non te poi risolvare con sta roba qua! Ma disighelo al medico, no se poe mia!"
Traduco:
"Ma queste sono erbette di campo! Ma non si può! Ma cosa vi ha dato il medico? Se soffri di ansia ci vuole un medicinale, non puoi risolvere con questa roba qua! Ma io glielo direi al medico, non si può fare così!"
In quel momento ho scoperto una cosa: quando mi hanno fatto salire in ambulanza ero seduto e questo medico mi ha spiegato che probabilmente è ansia, che con quegli esami rifatti 3 volte e sempre perfetti lo era sicuramente. Mentre me lo diceva, mi ero tranquillizzato, e le palpitazioni erano scese. Tanto.
Mi aveva solo raccomandato: "dopo, quando entri, dì all'infermiera di darti delle gocce per l'ansia".
Entro al pronto soccorso: pieno di gente! Almeno una quarantina di persone. Almeno.
Mi fanno sedere in entrata dicendomi "ti registro io, aspetta qua".
Passano 20 minuti e non vedo nessuno. Chiedo a una guardia, mi dice che avrebbe chiamato qualcuno alla reception, ma erano tutti impegnati. Riprende l'ansia, palpitazioni, formicolìi alle mani, ora anche alla gamba destra, poi il formicolio sembra su un fianco, e mi agito ancora di più. A un certo punto lo sento anche nella testa, dietro un orecchio, aiuto! Chiamo la guardia vicina e gli dico che ho formicolìi, che sto male. Mi dice di respirare lentamente ma me lo dice con la delicatezza di uno scaricatore di porto, tipo "se hai male calmati e non ti preoccupare". Grazie!
A questo punto ho scoperto una cosa straordinaria da solo. E non è una cosa da poco, me l'ha insegnata più avanti la terapeuta: ho iniziato a toccarmi un dito con quello dell'altra mano, in un gioco difficile da spiegare a parola, ma mentre lo facevo contavo. Non so dove lo avessi imparato o perché mi fosse venuto in mente di fare questo, ma i battiti erano rallentati. Spostare l'attenzione su un'attività semplice e poco impegnativa, ma di quel poco per deviare l'attenzione, aiuta a ridurre l'ansia.
Dopo 40 minuti (!) vedo il medico che mi aveva portato lì, le chiedo quando sarei entrato e con mia sorpresa mi risponde:
"Scusami, non capisco più nulla... vado a registrarti ora!"
"Cosaaaa???"
Sì, hai capito bene. Ho aspettato 40 minuti e nessuno mi aveva registrato, quindi se non fossi intervenuto non mi avrebbe chiamato nessuno! 😨
Quando sono entrato ho spiegato di nuovo perché ero lì e che il medico mi aveva suggerito delle gocce per l'ansia. Recepito subito. Dopo i soliti ed ennesimi esami di routine, mi danno queste gocce sotto la lingua perché facciano effetto subito.
Tempo mezzora ed ero tranquillo. Mi avevano dato 10 gocce di Diazepam, un ansiolitico.
Il mio era un attacco di panico.
Che cos'è l'attacco di panico
È un momento in cui l'ansia arriva al suo culmine, fino a far percepire al corpo una paura tremenda: la paura di morire.
Il nostro corpo può assumere questi 3 stati (te li spiego in modo molto semplice):
- sicurezza: si sente al sicuro e si rilassa. Battiti e respiro sono regolari
- attacco/fuga: in situazioni percepite come pericolo si attiva il sistema simpatico, quindi aumenta il battito cardiaco, il respiro diventa corto, si dilatano le pupille, il sangue va in muscoli e cuore
- immobilizzazione: in situazioni percepite di estremo pericolo il corpo non cerca la fuga ma l'immobilità, si rallenta drasticamente il battito, si può sentire torpore, vuoto, stordimento
Ma di che cosa avevo paura esattamente?
Perché avevo paura di morire?
L'ho scoperto dopo, quando oltre alle gocce da prendere 3 volte al giorno mi avevano prescritto anche sedute di psicologia.
Ora: so che parlare di psicologia fa pensare "ok, questo ha problemi mentali", ma ti assicuro che dopo un po' di sedute ho scoperto che è una figura professionale che sarebbe utile a molte persone che pensano di non averne bisogno.
Mi ricorderò sempre una sua battuta: "La gente che viene da me è normale. È la gente con problemi che fa venire qua la gente normale!".
O una cosa del genere, insomma.
Il termine normale, poi, è abbastanza relativo se proprio vogliamo essere precisi. Che cosa vuol dire "normale"? Nella norma. E qual è la norma? Chi lo ha deciso?
Le paure più grandi
Da aprile a dicembre mi sono trascinato dietro delle paure che erano lì per riaccendere la miccia dell'ansia. Non riuscivo proprio ad affrontarle:
- per una settimana avevo paura di camminare troppo o fare qualsiasi sforzo fisico (temevo di sentire i battiti aumentare)
- avevo paura di guidare e percorrevo solo 4 o 5 km, non di più (e se mi sale la palpitazione mentre guido? E se è un infarto? E se faccio del male a qualcuno?)
- ero completamente fermo da calcio. Ho ripreso a inizio giugno a fare delle corse da solo qui in quartiere, iniziando da (rullo di tamburi) corse di 5 minuti e poi rientro a casa! Avevo paura che lo sforzo mi facesse esplodere il cuore dalle palpitazioni
- avevo paura di farmi una doccia con temperature troppo estreme perché in una occasione avevo sentito le palpitazioni aumentare dopo una doccia con l'acqua troppo calda
- ad agosto mi sono sentito male ad un centro commerciale perché faceva molto caldo, e il calore unito all'umidità mi dava la sensazione di non respirare, e in quelle condizioni avevo paura che le palpitazioni riprendessero
- avevo paura di togliere l'ultima dose di gocce di Diazepam: e se mi servissero? E se me le dimentico a casa? E se non fossi ancora pronto? Spoiler: ho preso ansiolitici da maggio a agosto, in 3 dosi (mattina, pranzo, sera) da 10 gocce. Solo a metà agosto, mentre ero in ferie, ho tolto l'ultima dose
Che cosa ho imparato
Se hai letto fino a questo punto sei una persona sensibile, o che mi conosce... o tutte e due. Grazie!
Non ti rendi conto di quanto corri ogni giorno, per riempire le giornate, riempire ogni momento... ma di cosa esattamente?
Arrivi a un punto che ti dimentichi di vivere... e il corpo te lo dice.
Che cosa stavo sbagliando? C'è un manuale per non "sbagliare" a vivere? Che cosa vuol dire vivere? E "sbagliare"?
Dopo già 6 mesi di sedute e di studio personale, ho trovato queste 3 risposte:
- fermati: non devi "fare" sempre qualcosa. Vivere è anche fermarsi e osservare, ascoltare, guardare, senza uno scopo. In Giappone si chiama Tsukimi, l'arte di contemplare la luna. La guardi solo perché... è bella, senza alcuno scopo, e lasci trascorrere il tempo
- fai pulizia nella tua mente: abbiamo troppi stimoli e spazi saturi, soprattutto con la tecnologia. Inoltre, nella vita non puoi fare tutto, sempre e fatto bene. Le più grandi scoperte o opere d'arte della storia sono state create in anni e concentrandosi su un progetto alla volta. E non c'erano i social o le serie tv che riempivano di nulla o, peggio, di rumore le giornate, generando "ricompense" immediate (dopamina)
- lascia accadere le cose: non cercare di controllare tutto. Quello che succede intorno a te non dipende solo da te. Lascia accadere gli imprevisti.
Significa diventare nullafacenti, lavorare svogliatamente e fregarsene di quello che succede?
Assolutamente no.
Prova a ricordare le cose più belle che ti sono successe nella vita: le hai pianificate o controllate? Tua moglie o tuo marito l'hai conosciuto/a progettando tutto o è semplicemente accaduto?
Un'intuizione, una scoperta... le hai pianificate?
Queste sono le prove che lasciare andare a volte porta di più di quanto si ha in mente di fare.
Ti faccio un altro esempio: uno dei libri che ho letto si intitola "Il coraggio di non piacere". Ciò che racconta, semplificando drasticamente uno dei 3 messaggi che porta, è che devi smettere di fare le cose per piacere agli altri. Questo porta a cercare l'approvazione degli altri per stare bene.
Aspetta, non è che devi fregartene di chi hai davanti e fare il contrario perché non ti importa di quella persona. Voglio dire che non devi innestare in te una preoccupazione eccessiva per qualsiasi cosa tu faccia solo perché ti senti giudicato da qualcuno.
Non sono mai stato uno "yes man", uno che dice di sì a tutti, anzi. Ho imparato nel tempo a dire di no quando non posso farcela, magari indirizzando la persona che ho davanti a trovare una soluzione in un altro modo, ma forse non ho rinunciato abbastanza. Quando sapevo di poter dare una mano, fare un lavoro o se qualcuno aveva aspettative su di me, mi promettevo di farcela. Sempre.
Capirai che non è sostenibile. Devi vivere con ritmi sensati. Devi darti dei limiti.
Ti faccio un esempio su di me: la sera, dopo cena, spesso ero in divano con il portatile per sperimentare con Linux e attività del gruppo locale di Este, o quello nazionale di ILS.
"Tanto lo faccio per passione, non mi pesa".
"Tanto se non finisco stasera farò un'altra volta".
Poi inizi a prenderti a cuore alcune cose rispetto ad altre, "prometti" a te stesso o ad altri di farcela, il tempo passa... e non riesci a finire più niente come vorresti.
Se poi sei perfezionista allora è finita! Il livello di perfezione può essere infinito se credi troppo in te stesso, per cui quando qualcosa sembra finito lo vorresti fare sempre meglio, e quindi non finisci mai!
Ogni persona ha un suo livello di sopportazione, ma avere una guida aiuta sia a non arrivare a questo punto, sia a riscoprire vita vera.
Come funzionavano le mie giornate?
Non ho mai capito quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma credo che il vaso fosse colmo ormai da tempo, e il corpo (con la mente) ha pure retto bene, ma non puoi tenerli sotto stress.
Da lunedì a venerdì lavoravo, dalle 9 circa alle 19:30, con la pausa di un'ora, di solito fra le 13 e le 14.
Gioco a calcio a 11, a livello amatoriale per carità, però sono 2 allenamenti a settimana + 1 partita. Questo vuol dire che invece di rientrare alle 19:30 dovevo rientrare "un po' prima": per me, "un po' prima", voleva dire alle 19:15 (capirai che anticipazione!). Arrivavo a casa, mi mettevo la tuta, mangiavo 5-6 fette biscottate con marmellata, preparavo la borsa e per le 20:00-20:10 partivo. L'allenamento inizia alle 20:30 fino alle 22:00. Doccia. Il tempo di tornare che sono arrivate le 22:40, e quindi si cena. Qualche volta giocavo anche a videogiochi per mezzora dopo cena perché avevo ancora l'adrenalina in circolo. Come se i videogiochi la abbassassero...!
La mente pensava ancora che il mio corpo fosse quello di 10 anni fa, e mi sono reso conto che il corpo sa benissimo cosa non può più fare, ma è la mente che comanda e decide se devi correre o fermarti, e io correvo, fino a che non avevo più fiato.
Le altre sere o qualche sabato mi dedicavo alle attività del gruppo Linux, perché "tanto sono passione e non sono impegnative".
Nonostante tutto ho sempre avuto le notifiche del telefono disattivate, non mi sono mai fatto catturare dallo scorrere infinito sui social, per cui quell'attività non credo mi abbia influenzato come invece capita ora a una quantità sterminata di persone, problema sociale di questo millennio.
Ora, metti insieme tutto questo:
- lavoro dal mattino fino alle 19:30
- 3 sere su 7 calcio, da dopo lavoro (senza pause) fino alle 22:40
- gestire un gruppo Linux e un'associazione nazionale
- pc dopo gli allenamenti o nelle altre sere, e in alcuni fine settimana
- ricerca continua di accontentare più persone possibili
- accollarsi tutti gli impegni presi
E' diventato troppo pesante, è successo esattamente questo, e dato che la mente era satura e dava comandi continuamente al corpo, questo si è fatto sentire. E come si è fatto sentire!
La lezione
Tutto questo ha portato grandi cambiamenti in me, ma leggendo ho scoperto che non sono l'unico ad averli messi in campo. Per fortuna il mondo è fatto di persone fantastiche, e la vita va vissuta in fondo, non a lungo.
Attenzione: sono due cose diverse, rileggi bene la'ultima frase per favore.
Non riesco a scriverli tutti qui subito, perché vanno compresi, digeriti e fatti propri.
Ti anticipo alcuni esempi.














Un saluto
Se ho scritto questo articolo di apertura su questo argomento è perché voglio scrivere anche quello che è arrivato dopo, cioè il cambiamento, per cui spero che mi seguirai perché l'ansia è un problema che può diventare cronico, e come è successo a me ne ero forse già affetto da tempo. Non serve strapparsi i capelli, averi gli occhi fuori dalle orbite e urlare col fiatone per ritenersi affetti da ansia, il che potrebbe sembrare lo stereotipo perfetto, ma anche le persone silenziose ne soffrono.
Grazie.
Un abbraccio!
